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Nuovo album U2

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Nuovo album U2

Messaggioda Amberle » sab 31 gen 2009 17:26

Non so se vi è capitato di andare su www.youtube.com , comunque lì si trova già  il primo singolo degli U2, estratto dall'album "No line on the horizon" che uscirà  il 2 Marzo.
A parte il fatto che trovo ingiusto che venga pubblicata sul web una canzone prima che esca in vendita, vorrei chiedervi cosa ne pensate del fatto che gli U2 sono ancora uno dei gruppi più importanti della storia della musica dopo così tanto tempo dall'esordio.
Secondo voi, con questo nuovo album in cui hanno sperimentato tanto, riusciranno ad avere il successo di sempre oppure meno o maggiore?
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News nuovo album U2

Messaggioda Syd » ven 16 ago 2013 21:02

copio ed incollo dal Blog di Paolo Gordano.

Dunque ci siamo: gli U2 ripartono. Altro che scioglimento e pensione di anzianità rock, come qualcuno aveva immaginato/temuto/augurato. Fine del giallo, colorato ancor di più l’anno scorso da frasi come queste di Bono: «Non ci interessa se per il nuovo disco ci vorranno altri dieci anni o se addirittura non dovesse mai arrivare». Come a dire: siamo impantanati. Invece no. Certo, non saranno i tre progetti contemporanei dei quali parlava Bono tre anni fa, ma a quasi cinque anni da No line on the horizon (bello ma venduto meno del previsto) arriva il tredicesimo disco di quella band che per Bruce Springsteen sarà «l’ultima di cui la gente ricorderà il nome di tutti e quattro i componenti». Insomma, gli U2 reloaded: nuovo giro, nuovo disco. E il 2014 come banco prova del prevedibile tour kolossal. Intanto sono pronte le nuove canzoni, dieci al massimo undici, uscita prevista in autunno: e gli ambienti discografici velatamente confermano.
L’altro giorno il blog del giornalista canadese Alan Cross ha riportato addirittura la scaletta delle canzoni, da Skyline a North star (brano eseguito anche a Torino nel 2010) fino all’undicesima e insolitamente lunga Earth 2030, che dura quasi otto minuti. In più è stato citato anche il titolo dell’intero disco, MANhattan, ma non sarà quello definitivo, esattamente come il 10 reasons to exist o il Song of ascent circolati qualche tempo fa. Quindi la macchina U2 può ripartire come al solito: alla grande. E lunedì scorso, quando Bono è sceso da un’auto con i vetri oscurati per pranzare alla Baja Benjamin di Ventimiglia (calamari ripieni di brunoise di verdure con vellutata di ceci e orata alla ligure) aveva il volto rilassato di chi è pronto a ripartire per un’altra avventura. Anzi, per una delle avventure più delicate della propria carriera, peraltro scintillante senza se e senza ma. Gli U2 sono sul crinale più pericoloso che ci sia: una megaband con un repertorio decisivo impegnata a non scivolare nell’autoreferenzialità per esaurimento di creatività. Sfida difficilissima, specialmente in un momento nel quale i miti di consumano rapidamente per autocombustione e poi sopravvivono alla grande portando nel futuro il loro gigantesco passato? Avete presente i Rolling Stones che l’altra sera a Hyde Park hanno fatto impazzire il pubblico suonando brani ultraquarantenni?
Ecco: il modello alternativo è questo. Altrimenti gli U2 saranno obbligati a fare gli U2. E questa pare la volontà di quattro musicisti che si sono incontrati nel 1976 grazie a un annuncio nella bacheca della Mount Temple School, poi hanno conquistato il mondo e sono riusciti a non farsi conquistare dagli ego individuali. Ciascuno si è lanciato in progetti individuali lasciando vivere quello collettivo (Larry Mullen recita in un nuovo film dopo Man on the train, Bono come al solito attivista, recentemente apparso con Zucchero a Londra in Agit8). In più, si sono diradate le accuse più o meno velate di evasione fiscale e di opportunismo di Bono anzi, diciamo, di «piacionismo»: sempre di fianco ai potenti, sempre nel posto giusto al momento giusto con le parole giuste. Tempo al tempo. E una superband spesso ne ha bisogno parecchio per ritrovare i blocchi di partenza.
Dopotutto il balletto di produttori chiamati di volta in volta a seguire la nascita dei nuovi brani (da Will.I.Am fino a quello che dovrebbe essere quello definitivo, ossia Danger Mouse) conferma quanto ha detto Adam Clayton qualche mese fa: «Abbiamo un mucchio di roba da parte. Ma per fare il miglior disco possibile è indispensabile tenersi lontani dalle cose che ti riescono facili. Stiamo realmente cercando di addentrarci in territori a noi estremamente scomodi, se così si può dire». Influenze hip hop? Jazz? Chissà. Lo stile è quello U2, quindi comunque riconoscibile. E, di certo, con i confini così dilatabili da poter sembrare sempre nuovo anche se germoglia da ben più di trent’anni
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